Fumanti, abbondanti o al dente, non importa, gli spaghetti sono il formato di pasta più conosciuto e amato al mondo. Anche oltre oceano, noi Italiani, siamo conosciuti come voraci mangiatori di pizza e pasta e, almeno nell’immaginario collettivo, in particolare di spaghetti.

Anche se alcuni piatti regionali prevedono specialità tipiche del territorio (come la nostra proposta, i Tajarin all'uovo BIO al sugo di carne piemontese, tipico piatto delle Langhe), il primato degli spaghetti è stato anche confermato da una recente classifica della pasta più amata dagli italiani, che vede gli spaghetti proprio in prima posizione, seguiti da penne, fusilli e rigatoni.

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Come salare l'acqua per gli spaghetti?

Partiamo dal principio :-).

Salare l’acqua, sembra un’operazione banale e, per molti di noi appassionati, può essere un'operazione abituale. Attenzione però a non definirla banale. Dietro alla famosa regola 1:10:100 (1 litro di acqua, 10g di sale, 100g di pasta), che in linea generale possiamo considerarla empiricamente valida, si nasconde sempre qualche eccezione. Molto, infatti, dipende dai gusti personali, dal formato di pasta, dal condimento e dalla sua quantità. 

spaghetti in acqua salata

L’acqua di cottura gioca senza dubbio un ruolo chiave. Un delizioso piatto di spaghetti alle vongole avrà necessità di meno sale di quanto ne potrebbe richiedere per un classico piatto di spaghetti all’olio e pomodoro. Se salare prima o dopo l’ebollizione, anche qui il dibattito è aperto, sia tra gli chef che tra gli scienziati. Una giusta accortezza e sulla quale tutti sembrano proprio essere d'accordo, è assicurarsi che il sale sia del tutto sciolto prima di buttare la pasta e aggiungerlo poco prima dell'ebollizione può essere il momento migliore.

4 suggerimenti per una cottura degli spaghetti "stellata":

  1. Usate la pentola delle giuste dimensioni. Se troppo piccola gli spaghetti potrebbero rimane "attaccati" al fondo.
  2. Riempiete la pentola di acqua per 2/3 del suo volume.
  3. "Buttate" gli spaghetti quando l'acqua è in piena ebollizione.
  4. Quando scolate gli spaghetti, tenete da parte un po' d'acqua di cottura. Può esservi utile per "mantecare" e rendere cremoso il vostro piatto prima d'impiattarlo. 

Come impiattare gli spaghetti?

Come l’analisi sensoriale insegna, l’impatto visivo gioca un ruolo fondamentale per l’accettazione dei cibi. Provate a immaginare qualche fogliolina di basilico verde che accompagna degli spaghetti amalgamati da una rossa passata di pomodoro fresco, del dorato olio extra vergine di oliva e da eburneo formaggio grattugiato.

impiattare gli spaghetti

Il concetto risulta ancor più chiaro, vero?

La scelta del piatto si può rivelare difficile, soprattutto a casa nostra dove generalmente non si dispone di un set coordinati per ogni tipologia di portata. Come indicazione di base, anche come suggerisce il galateo, il piatto piano è da preferire a quello fondo, quest'ultimo indicato maggiormente per brodi, minestre e zuppe.

Il piatto deve risultare bilanciato anche nelle porzioni e proporzioni, né troppo pieno né troppo vuoto. Se un pranzo o una cena prevede più portate, escludendo il condimento, 60-80g di spaghetti a persona possono essere considerati un quantitativo corretto, sia in termini nutrizionali che culinari. Sprecare cibo non è mai auspicato, se vi avanza un po’ di spazio a fine pasto, eventualmente c’è sempre l’opzione del “bis”. In questo caso, se la pasta si fosse raffreddata, la si può riprendere in padella a fuoco medio con un pò di acqua di cottura, così da poterla impiattare nuovamente cremosa e alla giusta temperatura.

Elegante, di bell’impatto, piuttosto semplice nell’esecuzione ed esteticamente d’impatto suggeriamo gli spaghetti a nido. La forma del nido, che può ricordare simbolicamente la casa come luogo d’amore, ben si presta a essere utilizzata per l’impiattamento della pasta regina della tavola.

I 2 modi più conosciuti sono:

  1. Con cucchiaio e forchetta,
  2. Con mestolo e forchettone.

Entrambi prevedono di arrotolare gli spaghetti, utilizzando forchetta o forchettone con l’aiuto di cucchiaio o mestolo rispettivamente. Nel primo caso si dovrà molto probabilmente procedere in 2-3 fasi, facendo altrettanti nidi sovrapposti o affiancati; nel secondo caso, che richiede forse un po’ più di abilità, si potrà facilmente completare il nido in una sola fase rendendo anche il servizio più veloce, rallentando di conseguenza il raffreddamento degli spaghetti.

spaghetti impiattati a nido

Se l’idea e la ricetta lo consentono, un effetto “wow” lo si può ottenere aggiungendo il condimento dopo aver impiattato gli spaghetti “nudi”. In questo modo, stimolati dalla vostra fantasia, potrete creare effetti cromatici e visivi per veri intenditori.

È importante sapere riconoscere un buon vino da abbinare, un ingrediente croccante, un condimento cremoso e giocare con le forme e i colori, anche dei piatti. Tutto questo può sicuramente aumentare il gradimento di quanto assaporato e rendere i vostri ospiti ancor più curiosi di scoprire quando sarà il prossimo viaggio enogastronomico a casa vostra. 

Ecco allora i 6 segreti per cuocere e impiattare gli spaghetti a regola d'arte:

  1. Sala correttamente l’acqua: hai mai bevuto l’acqua di mare? Attenzione :-)
  2. Rispetta i tempi di cottura indicati: al dente sì, ma crudi no!
  3. Usa il giusto condimento: certo, chiamiamola pastasciutta, ma gli spaghetti un pochino cremosi, sono un'altra cosa :-).
  4. Gioca con consistenze, colori e forme: non solo spaghetti. Ingredienti e piatto sono importanti.
  5. Non esagerare: ricorda, equilibrio in tutto. Nelle porzioni e nelle proporzioni.
  6. Servili alla giusta temperatura: un piatto di spaghetti, non è un’insalata di riso!